John Alinder – Ritrattista felice

Ho una passione per i ritrattisti di strada. Quei fotografi itineranti capaci di mettere su pellicola l’istante in cui incontrano e interagiscono con una persona. Lo scorso anno ho ammirato il lavoro di Inta Ruka e oggi mi avvalgo della facoltà di replicare. Come spesso accade queste sono “scoperte” che esistono dal tempo in cui le immagini sono state scattate e poi, rimaste escluse al mondo per ragioni sconosciute, quando riescono ad emergere, diventano dei “ritrovamenti” apprezzati con il solito stupore degli sprovveduti. Color che pensano la fotografia sia solo ciò che essi vedono. Le immagini, dopo anni di oscurità, riprendono la luce e gli occhi dei personaggi  ritornano a vivere come al momento dello scatto. La magia è quella di tornare a vedere spaccati di vita quotidiana di un tempo passato dove la fotografia era fatta per essere il ricordo di quelle vite destinate sovente a intrecciarsi.

 

Come spesso accade i fotografi itineranti vengono da mondi semplici, intesi come strati della società disposti a farsi osservare, vedendo nel fotografo la possibilità di avere un “documento” sulla loro identità altrimenti persa in un mondo quasi sempre privo della comunicazione visiva primaria. La società campestre svedese dei primi anni del secolo era una entità a e stante, come molte altre in Europa, a contatto con le modernità del secolo, ma abbastanza lontana dal sapersi celebrare con fotografie della sua variegata e semplice umanità

John Alinder (1878 -1957), figlio di un contadino, nacque nel 1878 nel villaggio di Sävasta – Altuna, nell’Uppland, provincia della Svezia centro-orientale. Alinder rimase nel villaggio per tutta la vita, costruendosi una vita da “ribelle” al consuetudini del luogo dei tempi Scelse di di non proseguire il lavoro nella fattoria dei suoi genitori e invece divenne un fotografo autodidatta e tuttofare. Fu un amante della musica, titolare dell’agenzia svedese per l’etichetta discografica britannica e il marchio di grammofoni His Master’s Voice, un’altra scelta in contrasto con il suo mondo che denota l’arrivo della modernità in un mondo agreste, legato ancora a una vita uguale da millanta anni. Per un certo periodo gestì un negozio di campagna in casa sua e per un po’ ha anche gestito un bar illegale

Dagli anni ’10 agli anni ’30 ritrasse la gente del posto, il paesaggio che li circondava e il loro modo di vivere. Li fotografava spesso nelle loro case e giardini, usando la tecnologia dell’epoca: lastre di vetro. Queste venivano lavorate in una piccola camera oscura portatile auto costruita e poi rivelate alla luce del sole

La collezione Alinder è stata “scoperta” negli anni ’80 quando un curatore ha trovato oltre 8.000 lastre di vetro accatastate nel seminterrato di una biblioteca. I temi sono quelli di una comunità agricola alle soglie di un cambiamento che si attuerà nel giro di qualche anno con la modernità e le sue conseguenze. Ci sono bambini posti su sedie, persone appollaiate sugli alberi, braccianti, cresime e gruppi in posa felice; spesso raffigurati su uno sfondo di fogliame e vegetazione tentacolare penetrata dalla luce solare

La ritrattistica di Alinder attinge a piene mani alla semplice magia data dal momento dello scatto, liberando e definendo i soggetti in composizioni spesso bonarie con un intenso rapporto tra il fotografo e i suoi “modelli/e”. Spesso guardano direttamente nella macchina fotografica per guardarci direttamente negli occhi e tornare per un momento alla vita. Il loro sguardo viaggia nei cento anni trascorsi che corrono tra il loro tempo e il nostro, rendendo attuale lo sguardo che possiamo scambiarci

Questo libro mostra per la prima volta i ritratti di Alinder. Pubblicato in collaborazione con Upplandsmuseet e Landskrona Foto, Svezia, coincide con il lancio della prima grande mostra del suo lavoro. È un fotografo ritrattista unico il cui lavoro può eguagliare altri fotografi itineranti o di campagna, come Mike Disfarmer o Inka Ruta capaci di dare dignità, partendo dallo stesso stato sociale, a parti della società allora poco considerati dalla fotografia. Ha anche la compagnia di Gertrude Käsebier e August Sander, fotografi votati alla lenta e continua classificazione dei componenti di qualsiasi ambito sociale. L’originalità di John Alinder è quella di appartenere al mondo fotografato, lavorando entro i confini del suo piccolo villaggio con la semplicità bonaria di documentare ciò che ogni giorno passava sotto i suoi occhi

John Alinder – Ritratti 1910-32
Con un saggio di Thomas Weski
Dewi Lewis Publishing
Copertina rigida
256 pagine, 126 lastre a due tonalità 285 mm x 225 mm
ISBN: 978-1-911306-80-1
Il costo è di circa 50 euro secondo il fornitore
www.dewilewispublishing.com

One Reply to “John Alinder – Ritrattista felice”

  1. Ancora una volta grazie per questi incantevoli ritratti che ci portano in altro luogo e altro tempo, altre vite, che sembrano tanto diverse dalle nostre.

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